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EREMO S. MARIA IN CAMPITELLI


L'Eremo Santa Maria in Campitelli struttura sorta intorno ad una chiesa cripta ricavata nella roccia tufacea in una dei rami secondari della gravina del Fullonese, intorno al XI secolo d.c., da un religioso proveniente dalla Calabria sfuggito all'invasione Saracena. Il complesso è composto da una cripta, da una chiesa, da un giardino, da grotte e da alcune stanze ad uso abitativo. Da 18 anni il GGG ha ottenuto dall' Amministrazione Comunale, L'Eremo, adibendola a propria sede e Centro Studi Habitat Rupestre e provvedendo al restauro dei locali e del giardino in forma di adozione di luoghi storici.

Il complesso rupestre della chiesa S.M.in Campitelli si trova attualmente incluso in un isolato nel centro abitato di Grottaglie, con accesso da via Cagliari. Originariamente era sistemata in una piccola valle confluente nella Lama del Fullonese. Nei scorsi decenni parte della lama è stata colmata ed è sorto l'attuale quartiere; è stato risparmiato solo il tratto terminale ove si trova il complesso religioso. Un tempo per accedervi era necessario scendere tramite una scalinata. A fianco della cripta, che sorge sul fondo, si è costruita una cappella dedicata alla "Natività di Maria". La prima descrizione della cripta e della cappella fu fatta dall'Arcivescovo Lelio Brancaccio durante la visita pastorale dell' 8 Agosto 1578, che emanò un decreto di proibizione della celebrazione della S:Messa, avendo constatato che aveva un altare non Consacrato.                                      In questo decreto troviamo anche il primitivo nome " Cappitella " della località. L'ultima descrizione risale al Fonseca, che la chiama " S.M. in Capitella " in civiltà rupestre in terra Jonica, Milano 1970. Così vi si legge: " Salendo la lama del Fullonese ci si imbatte in una chiesa rupestre di piccole dimensioni, di forma trapezoidale: m 1 sul lato d'ingresso, m. 2,70 sul lato maggiore, m. 4 di profondità. Successivamente venne costruita la chiesa della Natività. Volendo essere storici, per timore di non sbagliare, ci atteniamo a quanto viene descritto dal Cafforio in " Lama del Fullonese, sobborgo medioevale di Grottaglie, Taranto 1961. Si sale ancora la valle e dopo una svolta, compare, addossato alla roccia e sormontato da un campanile a velaa, un edificio di modeste proporzioni. E' la Cappella dedicata alla Natività di Maria Santissima che dal popolo, fin dai tempi antichi, è chiamata "La Mdonna di Cappitella ".                                                                                                   Perchè questo nome? Nell'uso dei secoli passati, il nome "cappa" oppure "casella, capanella", come dice il Tommaseo, da cui diminutivo dialettale " Cappitedde", che vuol dire piccola casa o capannella. In origine la cappella non fù costruita in aperto cielo, come si vede oggi, ma venne scavata in una bassa roccia tufacea dove iniziava la valle, al centro dei diversi canali che convogliano le acque piovane provenienti dalle colline sovrastanti. Aveva due vani: la cappella vera e propria con l'altare rozzo e basso e sopra era dipinta con colori stemperati probabilmente con calce, l'immagine della Madonna Bambina con la madre S.Anna e a destra c'era il vano dell'eremita. Si pensa che il suddetto eremitaggio sia stato fatto da uno dei tanti religiosi provenienti dalla Calabria durante l'invasione dei Saraceni nell'Italia meridionale verso l'anno 840. Si ricorda infatti che nel territorio di Grottaglie nella stessa epoca ne furono scavati altri, tra cui uno nel bosco della pineta, sotto l'ovile detto "Frantella" e un altro in un apiario a quattro chilometri da Grottaglie a sinistra della strada che porta a S:Marzano. A sinistra della cripta o cappitella e al di sopra di essa, in un crepaccio della roccia, l'eremitafece il giardinetto con viti e alberi di agrumi, quale simbolo del paradiso e in esso mise anche le arnie dove le api producevano il miele necessario al suo sostentamento.                                                       Il suddetto giardinetto fu la causa occasionale delle modifiche che si portarono all'eremitaggio. La prima notizia viene fornita da un atto di compravendita stipulato dal notaio Vincenzo Armento di Napoli il "Dicembre 1659, nel quale è detto che il giardino di citrangole ed altri alberi dove si dice a Cappitella, faceva parte dei beni del barone Francesco Velluti e del chierico Vincenzo, che vendette a Giovanni Battista Cicinelli, principe di Cursi.Tutto questo è notificato nell'archivio Comunale. In seguito dopo un secolo passò al Dott. Francesco Mangiulli, che apporta alcune modifiche. Infatti chiesto il permesso nel 1793 al Rev. Capitolo fa tagliare la grotta con l'obblico di costruire all'aperto la nuova sagrestia a proprie spese. Gli avvenimenti politici del 1799 a causa della rivolizione francese furono motivo perchè il popolo, in ringraziamento di essere stati esenti da incidenti sanguinosi, con pubblica sottoscrizione fece costruire sulla sinistra dell'antica cripta e all'aperto una cappella sormontata dal campanile a vela.                                                                                                                                                                                           L'altare e il piccolo presbiterio furono fatti a spese della famiglia Antoglietta collocandovi al centro dell'arco trionfale lo stemma del proprio casato Sul nuovo altare, La famiglia Monticelli fece dipingere la nativitò di M:Santissima copia dell'assecco antico esistente sul vecchio altare, che oggi è coperto. Dalla visita dell'Arcivescovo Brancaccio, avvenuta 8 Agosto 1578 viene notificat la grande tela sopra l'altare. Così descritta: la tela di ignoto pittore, è bella per la vivacità dei colori, per il realismo con cui sono rappresentate le persone ed anche per la commossa affettuosità con la quale è pervaso l'ambiente. In primo piano a destra, S.Anna, seduta sulle ginocchia la paffutella Maria dagli occhi vivaci e a sinistra la zia, sorella di S.Anna, di nome anch'essa Maria, la quale offre affettuosamente alla neonata il tradizionale pomo, simbolo augurale del vero bene e della vera felicità. In secondo piano e in piedi sono dipinti S.Gioacchino, padre della S.Vergine e Cleofa, marito della zia Maria. Le modifiche alla cappella non si limitarono alle forme architettoniche; una novità si verificò nella onomastica. Non più Madonna di Cappitella, ma Madonna di Campitelli: Nella seconda metà del seicento un tal Nard?Antonio Campitello chiese un prestito di venti ducati al Capitolo, l'ottenne con l'interesse del dieci per cento, e obbligandosi con la garanzia di alcuni pezzi di vingna, un palazzo della moglie e 50 tomoli di terre macchiose. Questi tomoli si estendevano ad est delle zone di S.Elia e di Cappitella dove ora sorgono la villa Peluso e l'Istituto delle suore del Sacro Costato: Il Campitello non potè restituire il capitale anzi dovette vendere al Capitolo le terre macchiose, da allora la zona e la contrada fù chiamata Campitello.